Campagna elettorale 2006 – Intro

17 03 2007

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L’8 e il 9 aprile del 2006 si sono tenute le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento italiano. La contesa elettorale è stata definita da più parti come una delle più combattute degli ultimi anni e ha ovviamente coinvolto l’intero panorama dei mezzi di comunicazione, non senza vibranti polemiche dall’una come dall’altra parte.

La campagna elettorale, regolata dalle norme previste dalla par condicio, ha mantenuto toni piuttosto accesi durante tutta la sua durata, a partire da inizio anno, seguendo per molti versi le direttrici di quelle degli anni precedenti: affidamento della programmazione e della coordinazione ad appositi staff operativi che affiancano i vertici politici, ingenti spese destinate al finanziamento dell’azione di propaganda, grande mobilitazione dei mezzi di comunicazione, televisione in primis.

Contemporaneamente, però, c’è stato spazio anche per alcune innovazioni: la presenza attiva sul territorio è stata parzialmente riscoperta (anche se mai era stata abbandonata), i comizi hanno acceso le piazze delle principali città, i leader politici hanno intrapreso un giro della penisola per incontrare personalmente gli elettori. Ogni iniziativa è stata accuratamente ripresa, ritrasmessa e in tal modo promossa dai mass media, secondo la logica della spettacolarizzazione: la partenza dei mezzi di trasporto (assolutamente variegati, dal camion all’autobus) con politici annessi è stata celebrata ampiamente.

Allo stesso tempo i vari candidati hanno iniziato il consueto girovagare mediatico, ricercando la costante sovraesposizione pubblica, non soltanto nei tradizionali salotti ove va in onda la scena politica (si pensi all’intervento telefonico di Berlusconi in un programma di intrattenimento radiofonico quale Viva radio2).
Ma la principale innovazione dal punto di vista televisivo è senza dubbio stata il duello-dibattito tra i due candidati alla carica di premier, secondo regole prestabilite circa tempi e modalità delle domande e delle risposte, ad imitazione del modello americano dei duelli tra Bush e Kerry. È stata, questa, una ulteriore dimostrazione della rincorsa a modelli di comunicazione spettacolare e trasformata in show mediatico: gli ascolti registrati sono stati elevatissimi.

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La campagna elettorale ha nel complesso rilanciato il fenomeno dell’affissione, più nella quantità che non nella qualità. I cartelloni in formato stradale 6×3 si sono confermati in termini numerici rispetto al recente passato, mentre un discreto aumento hanno registrato i cartelloni destinati ai muri; soprattutto si è riaccesa la competizione per contendersi il presidio degli spazi di affissione: con l’apporto ditte professioniste i partiti hanno cercato, per quanto possibile in termini finanziari, di sopraffare la parte avversa nella copertura dei luoghi cittadini.
Ciò si è concretizzato in consistenti stratificazioni di manifesti e in affissioni spesso non regolamentari, che hanno costretto le autorità comunali ad intervenire.

alteRægo proporrà un’analisi in varie puntate del panorama cartellonistico che ha colonizzato i muri e le strade delle città italiane, mettendo in evidenza analogie, differenze, rapporti con la tradizione del nostro Paese, efficacia e peculiarità di un medium ancora poco analizzato: il manifesto politico.

(1 – Continua)

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