Campagna elettorale 2006 – AN

24 03 2007

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In generale, si può affermare che i cartelloni hanno mantenuto l’orientamento adottato negli ultimi appuntamenti elettorali, sia in termini di impostazione grafica sia in quanto a contenuti. La personalizzazione della comunicazione politica è proseguita in modo deciso: Alleanza nazionale ripropone in serie la medesima immagine del proprio leader, Fini, immortalato in espressione sorridente, positiva, ottimistica, illuminato da un raggio di sole mentre evita lo sguardo del fruitore per proiettare la vista in un futuro radioso esemplificato dall’azzurro del cielo e dal verde della natura.

A mutare, di volta in volta, è una minima parte dell’headline (titolo): l’aggettivo che accompagna la parola Italia è “serena”, “onesta”, “sicura”, solidale”. Si tratta di attributi che qualificano la promessa contenuta nel messaggio e che in modo molto chiaro sono rintracciabili nella figura del leader. Completano il manifesto il simbolo del partito, in cui per ribadire ulteriormente il concetto è inserito il nome di Fini, e il payoff che riassume il motto di base della campagna (“in prima persona”).

La strategia di An è basata su una semplicità di base, che evita ridondanza verbale e fronzoli visivi e mantiene elementi della tradizione vicina (i colori: il fondo blu, il carattere giallo) e lontana (la fiamma tricolore nel logo). In altri manifesti, tuttavia, questa impostazione ottimistica viene abbandonata ed affiora il carattere più politicamente scorretto proprio di alcune correnti interne: con toni sarcastici e senza risparmiare qualche colpo basso, Alleanza Nazionale si scaglia in maniera veemente contro il candidato avversario, per screditarne l’immagine agli occhi dei cittadini.

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Anche in questo caso, più che le argomentazioni vale l’impatto visivo: la fotografia in bianco e nero di un Prodi d’annata rievoca i “tempi bui” in cui la sinistra governava (si noti come i colori foschi assecondino il messaggio); il futuro premier è raffigurato come un membro della banda Bassotti insieme al compagno-complice Bertinotti; o addirittura gli si dedica una sorta di necrologio, con tanto di immagine e slogan (“Prodi a Palazzo Chigi? Manco morto!”): si tratta di propaganda volta ad impressionare negativamente e senza il filtro della razionalità le menti degli elettori, dipingendo il leader nemico nel modo esattamente opposto rispetto a quello in cui ci si pone.

(2 – Continua)

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