Campagna elettorale 2006 – Lega Nord

16 04 2007

La Lega Nord ha da sempre investito molto, e anche in maniera estremamente consapevole, nel manifesto con finalità molteplici ed eterogenee: pure per un partito che mantiene un’impostazione basata sull’attivismo della base, diviene essenziale mantenere alta la mobilitazione e la fiducia di questo “popolo”. Storicamente, ciò è avvenuto presidiando i muri dei centri abitati (compresi i cartelli stradali, ricoperti di stickers) e rilanciando a suon di slogan la crociata contro “Roma ladrona”; inoltre, i manifesti sono stati utilizzati come locandine per promuovere tutta la serie di appuntamenti e adunate destinate ai Padani; infine, si sono sostituiti agli altri media per incrementare e diffondere il passaparola, vera arma a disposizione della Lega per accrescere le adesioni al movimento.

lega92.gif lega97.gif Qui a fianco, due manifesti datati rispettivamente 1992 e 1997

Per quanto dotati di una buona dose di originalità, i manifesti leghisti sono sempre stati tutt’altro che innovativi: estrema semplicità, povertà grafica, mancata omologazione al modello pubblicitario ne sono le peculiarità principali. Una caratteristica controcorrente rispetto ai tempi è l’assoluta predominanza della parola sull’immagine, spesso completamente assente: i caratteri cubitali, il testo blu su sfondo bianco, la concisione dello slogan, la parte bassa del manifesto destinata a nomi e simbolo si cristallizzano in un codice formale posto al servizio di una voluta fissità espressiva, che molti hanno descritto come specchio della cultura del tipico lumbàrd.

Il linguaggio è difatti molto essenziale, terra terra, a volte addirittura rozzo, e forse per questo efficace; si serve ampiamente di luoghi comuni, di parole facilmente traducibili in immagini e viceversa, di stereotipi consolidati, senza alcuna ricercatezza linguistica. La comunicazione ha tratti di perentorietà: nell’identificare il partito come emittente, nel proporre un fine comune (storicamente, l’autonomia settentrionale), nell’individuare un nemico nuovo rispetto alle tradizionali dicotomie ( la corruzione partitocratrica e, in seconda battuta, gli immigrati). Uno degli elementi di maggiore efficacia consiste nella capacità di condensare un concetto politico in un’unica parola: valgano, a titolo di esempio, le sineddoche “Roma”, “Nord”, “Africa”.

lega20011.gif lega_2001.gif

Neppure in occasione delle elezioni 2006 la Lega Nord smentisce la propria filosofia comunicativa, mantenendo invariati stile ed impostazione grafica, in maniera da favorire l’immediato riconoscimento e l’avvio dei processi di identificazione ed appartenenza. Il simbolo campeggia in grandi dimensioni nella parte inferiore del manifesto, spesso accompagnato dall’invito “vota”. I messaggi sono introdotti da un forte invito, che richiama subito l’attenzione (“NO”; “STOP”), e consistono prevalentemente in appelli a rinnovare il sentimento comune del popolo padano verso tematiche sentite, dai matrimoni omosessuali alla identità etnica nelle sue diverse forme (immigrazione clandestina, voto agli immigrati, merci cinesi). Totalmente assente l’immagine, compresa quella del proprio leader, come da tradizione (peraltro Umberto Bossi, lo storico uomo-simbolo del movimento, è stato costretto a defilarsi dalla scena politica a causa di problemi di salute).

lega_famiglia.jpg lega_mercicinesi.jpg lega_votoimmigrati.jpg lega_referendum.jpg

 

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