Campagna elettorale 2006 – la Margherita

7 05 2007

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Storicamente, la posizione migliore per fare campagna elettorale è quella occupata da chi sta all’opposizione. Il centrosinistra che si presenta coalizzato all’appuntamento con le urne del 2006 lo sa e imposta la propria propaganda sul malcontento del Paese nei confronti dell’operato del governo. Si tratta di un sentimento di sfiducia, fissità stagnante, volontà di scrollarsi di dosso il passato, che è declinato in diversi modi dai singoli partiti.

Giocato, come molti altri, sul contrasto passato-futuro è lo slogan di base della campagna della Margherita: “Riapriamo il futuro” è un arditismo linguistico che si carica di forti significazioni e connotazioni aggiuntive grazie all’apporto delle immagini. Esse rappresentano diversi personaggi (chiari rappresentanti stereotipati di categorie e gruppi sociali) imprigionati nell’angusto spazio del manifesto: è una metafora di come giovani, famiglie, studenti e lavoratori (impersonati da ragazzi di bell’aspetto ma senza eccessi, per non impedire l’identificazione) stiano sempre più soffocando senza che lo Stato si interessi di loro.

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In un secondo momento, il partito ha diffuso manifesti del tutto simili, in cui però i protagonisti riescono a vincere l’oppressione e a liberarsi, scoperchiando le pareti del presente e scoprendo un futuro sereno immancabilmente simboleggiato dal cielo azzurro. L’efficacia degli strumenti linguistici scelti è stata ulteriormente sfruttata con lo slogan “Usciamo a votare”, non più soltanto semplice appello contro l’astensionismo, ma motto che si ricollega alla voglia di rottura con il passato e di evasione dalle limitazioni del contingente.

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Un manifesto sbeffeggia Berlusconi appropriandosi del suo stesso slogan: “Altri cinque anni di Berlusconi? No grazie”.
Il cambio di strategia rispetto al 2001 è evidente e si palesa nella parziale rinuncia all’immagine del proprio leader: se in occasione delle precedenti elezioni politiche Rutelli aveva “firmato” tutti i cartelloni con la propria faccia, nel 2006 la sua presenza è relativamente più contenuta, anche se non inesistente, e risponde comunque ai topoi già descritti per gli altri uomini politici immortalati sui manifesti.

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( 6 – Continua)

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